Oh, my my time flies

C’è una bellissima canzone di Enya che dice proprio così… My! My! time flies… eh si, il tempo vola proprio, e senza quasi rendermene conto sono passati sei mesi dall’ultimo post.

Io regolare proprio non lo sono mai stata e non riesco proprio ad esserlo. Non faccio le cose perchè “devo”, faccio le cose che “è meglio fare”, quello si, cerco di essere quanto meno fedele a me stessa ma anche un po’ a quello che ci si aspetta da te. Chi mi conosce nella vita reale dice che sono sempre più fuori. Il che non so se sia una cosa bella o brutta, dipende dal punto di vista in cui la si guarda. I tanti “devo” che avevo in testa hanno lasciato il posto ad un più magnanimo “sarebbe meglio fare”… e da quel punto di vista ho cominciato ad essere una persona migliore, ma forse anche più fragile, perchè il “sarebbe meglio fare” ti impone di metterti in discussione come non avevi mai fatto, discussione che prima non c’era perchè stavi barricata dietro ai “devo”.

In questi mesi sono successe diverse cose. Prima fra tutte il trasloco. Pesante, vissuto con leggerezza inizialmente, ma poi si è tramutato in qualcosa di incredibilmente introspettivo. Che ha aperto gli occhi, su chi ero e su cosa non voglio più essere. Mi sono accorta che 3/4 delle cose che possedevo non solo non “mi appartengono” più, ma che non mi erano utili. Che erano state accumulate per un desiderio di “fare” cose che mai nella vita avrei potuto fare tutte. E intanto tenevo li da parte… togliendo spazio alla vita, quella vera.

In questi mesi mi sono data il tempo di perdonare e di perdonarmi, di riconciliare i fantasmi del passato con una nuova prospettiva di vita. Ho visto mio figlio terminare la scuola con il grande e forte impegno che fin dall’inizio ha dimostrato, portando a casa una bellissima pagella di tutti dieci e qualche nove. E nonostante un anno non certo facile per lui, ha dimostrato essere un bambino più maturo e più coraggioso di quanto la sua età possa richiedere. Insomma… il bilancio è positivo, ma la sottoscritta sta cercando di rimettere insieme i cocci del vaso che si è rotto.

Per alleggerire un po’ il discorso, posso dirti che nel frattempo ho continuato a disegnare ed ho iniziato un nuovo percorso che si interseca con un vecchissimo progetto di tanti anni fa. Voglio tornare al tessile. Anche qui ho pubblicato spesso le stoffe che ho disegnato in questi anni. Ma da qualche mese lo faccio in maniera più professionale. Su Istangram avrai potuto già vedere di cosa si tratta, perchè essendo uno dei mezzi di comunicazione più veloci ed “istantanei”pubblico molto più spesso che qui sul blog. L’altro ieri ho terminato una pochette cucita a mano, una cosa che mi ha sempre dato gioia fare. Ed ho usato il tessuto che ho disegnato l’anno scorso e che puoi vedere qui.

TEA FOR TWO - FABRIC BY JDEEBELLA @SPOONFLOWER - PATTERN FOR THIS POUCH IS AVAILABLE ALSO AS READY PRINTED TO CUT BY @SPROUTPATTERNS

TEA FOR TWO – FABRIC BY JDEEBELLA @SPOONFLOWER – PATTERN FOR THIS POUCH IS AVAILABLE ALSO AS READY PRINTED TO CUT BY @SPROUTPATTERNS

Alla prossima!

Xoxo, Giusy

 

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i miei disegni su Uppercase magazine

Quando ami qualcosa così tanto ed il tuo giornale preferito pubblica i tuoi disegni, il rischio di sciogliersi è davvero alto. E quando lo scorso ottobre ho ricevuto la conferma che i miei disegni erano stati accettati e sarebbero stati pubblicati sull’inserto calendario 2016 sono stata felicissima. Il calendario è stato spedito a tutti gli abbonati di Uppercase magazine insieme al nr. 28. Per chi non lo conoscesse, Uppercase è una rivista internazionale a pubblicazione trimestrale che si occupa di design, handmade ed illustrazioni, per curiosi e creativi di tutto il mondo. Pubblicata dal 2009 dalla publisher, editor and designer Janine Vangool.

Qui di seguito i due disegni che sono stati inseriti nel calendario, insieme a quelli di altri affermati e famosi artisti e illustratori.

the “share it on” – a social media illustration that was perfect for the editor’s page

 E come molti di voi, io AMO le strisce ed ho pure un sacco di magliette a righe. Quindi perchè non disegnare qualcosa in proposito a cosa ci piace indossare? Ricordarlo sul calendario è una cosa carina. E così l’illustrazione “It’s a stripes kinda day” ha trovato posto al 10 Novembre 2016.

E questo è il mio sketchbook dove ho disegnato le illustrazioni originali

La cosa mi ha resa così felice e mi incoraggia a continuare su questa strada. Questa è una di quegli avvenimenti che ti indicano che il pensiero positivo e l’entusiasmo sono davvero degli ottimi amici. 🙂

Fino alla prossima. xoxo, Giusy

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Auguri di Buon Natale

Con la mia tazza di thè speziato davanti, il sugo per stasera pronto e con le migliori intenzioni perchè possa essere come al solito la festa più sentita e bella di tutte.

Un abbraccio ed un grande augurio di Buon Natale!

Bubiknits Artworks - Xmas Card

Bubiknits Artworks – Xmas Card

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Perchè dire no a chi vuole la tua creatività gratis

Gli artisti che aspiravano alla fama spesso sono morti di fame.

ph-credit: Death to Stock

ph-credit: Death to Stock

Questa forse l’hai sentita raccontare mille volte e probabilmente anche letta nei libri di storia delle superiori. In maniera meno cruda, ma tant’è. Oggi lo scenario non è tanto diverso anche se non sembra. Ho visto la rete svilupparsi ed ingigantire negli ultimi anni. Leggiamo di continuo che il web crea grandi opportunità di business, che i creativi ed i blogger di tutto il mondo possono fare ciò che amano e diventare milionari da casa propria in pigiama e pantofole perché c’è una nicchia di mercato che aspetta solo di scoprire le loro potenzialità.

Ed è proprio qui che lo specchietto per le allodole agisce: sfoderando il suo luccichio, catturerà l’attenzione della preda e la farà abboccare all’amo.

Se anche tu come me sei una persona creativa, qualche volta ti sarà capitato di ricevere delle richieste esplicite, o molto più spesso poste in maniera truffaldina, di svolgere un lavoro gratis.

Dico truffaldina perché la richiesta arriverà in maniera che sia tu stesso a VOLER partecipare a tutti i costi.

Analizzando le varie tipologie di richieste di prestazioni gratuite possiamo velocemente individuarne alcune piuttosto frequenti. Per esempio le “Open Call” di settore, i vari “Concorsi a premi”, ed infine le richieste di collaborazione da parte di riviste, giornali, portali che in cambio del lavoro offrono la tanto famigerata, quanto spesso inutile, VISIBILITA’.

E tu CREATIVO ti convincerai che è una opportunità imperdibile per farti conoscere, per far conoscere al Grande Pubblico quello che fai. Se tu partecipassi ad un Concorso o ad una Open Call potrai anche non vincere, pazienza, avrai comunque allargato il tuo giro di conoscenze o acquisito qualche nuovo follower sul tuo profilo IG.

Ma se proprio volessimo essere razionali, e con i piedi per terra, come riesce ad essere anche una come me, che passa buona parte della giornata con l’aquilone in mano e la testa fra le nuvole,  saremmo alquanto sorpresi nello scoprire un’ovvietà. 

Cosa c’è in realtà dietro a tutto questo sbattimento gratuito? La risposta è logica. La spesa delle tue energie, tempo e anche denaro. Hai notato come molte riviste di settore propongano sempre più spesso dei concorsi a premi per creativi, dove il committente è una prestigiosa e/o ben conosciuta azienda di settore? E’ vero che solitamente da uno a tre partecipanti ricevono il premio finale, ma mettiamo caso che a partecipare siano 1000 persone e che i primi tre siano comunque guarda il caso dei creativi già ben noti alla community, che ne è dei lavori degli altri che gli altri 997 partecipanti?

Questi avranno comunque ceduto i diritti della propria opera alla nota azienda promotrice del concorso in questione, al momento dell’accettazione del regolamento. Succede pertanto che l’azienda potrà usare le opere ricevute a piacimento negli anni a venire e sulle quali il creativo che ha speso energie, tempo e denaro, non vedrai mai scritto il suo nome sul prodotto finale, ne vedrà mai un becco di un quattrino.

Vale la pena quindi svendere la propria creatività per un pugno di follower in più?

Io dico che il lavoro creativo va non solo rispettato, ma anche pagato.

Il quesito me lo sono posta la scorsa primavera dopo aver partecipato ad un concorso promosso su una rivista di settore, anche se in tutta sincerità la mia motivazione non era quella di avere più visibilità, ma volevo semplicemente misurarmi in un campo in cui stavo muovendo i primi passi, e quindi l’ho presa come gioco. Ma, poi pensandoci bene un po’ di nervi mi sono venuti, e più sfogliavo la rivista più mi rendevo conto che su quelle pagine c’era un sacco di lavoro preso da altrettanti aspiranti creativi e per chi ci crede davvero debba esserci un faro che illumini e smascheri queste dilaganti strategie delle aziende per ricevere del lavoro gratuito da parte dei creativi ed handmaders. Se andiamo a ben vedere CHI sono i committenti, scopriamo che si tratta per altro di vere e proprie società che sono costituite in SRL o SPA e che hanno quindi un solido capitale sociale, un bilancio ed un ritorno economico rilevante, e che grazie alla rete ed a questi escamotage sfruttano le idee e la passione di molti giovani creativi in erba (spesso tra l’altro molto valide) per un business praticamente a costo zero. Succede che così si svaluta il lavoro del creativo, facendo magari leva su un esercito di blogger che offrono le proprie competenze gratis senza rendersi conto che comunque un lavoro non pagato non è un lavoro riconosciuto nè lo sarà mai.

Ho approfondito poi l’argomento e mi sono letta qualche articolo sul web a proposito che ti consiglio se anche tu come me vuoi prendere coscienza del fatto che IL TUO LAVORO VALE.

Mi rendo conto soltanto adesso di essere stata via da questo blog per molto tempo. Sto andando piano e con calma. Mi sto godendo le giornate insieme al mio piccolo ometto che ha iniziato a leggere, scrivere e fare musica. Nei ritagli di tempo sto portando avanti un nuovo progetto che si chiama Faccio Leggo e Scrivo. Dipingo tanto e godo del presente senza preoccuparmi troppo del futuro. Nel frattempo, se vuoi restare in contatto con me, mi trovi sempre e comunque sul mio profilo Instagram e Twitter dove sono più assidua.

E tu? Ti va di raccontarmi la tua esperienza? Ti è capitato di lavorare gratis? Come ti sei sentita? Hai ottenuto quello che speravi?

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Fare RETE davvero

E’ da un po’ che penso di fare questo post. Perché ho un sassolino nella scarpa e vorrei toglierlo, ma certe volte sembra brutto togliere la scarpa per farlo uscire fuori, e così si finisce a soffrire in silenzio. Poi un dato momento ti dici che ti senti più cretina a soffrire in silenzio che superare l’imbarazzo di togliere la scarpa in pubblico. E che sarà mai? Vogliamo finirla una buona volta con il politically correct e dire le cose come stanno? Forse per me è arrivato questo momento. Quindi abbi pazienza e beccati questa mia filippica su cosa significa per me fare rete davvero.

Premesso che non ho una laurea in Business strategies e nemmeno in Marketing, anzi non ho proprio uno straccio di laurea, ma se ho imparato due cose due di tutte le mie frequentazioni esterofile che hanno un micro business che funziona è proprio il fatto che loro sanno fare rete.

Qui ci si prova. Ma posso dirlo? Si trascende sempre nello snobismo.

Nel corso degli anni mi è capitato di fare parte di alcune community italiane di handmaders e micro business owners il cui scopo, almeno a parole, era quello di fare team e rete e sponsorizzarsi a vicenda, di scambiarsi suggerimenti e competenze nelle varie materie che potessero aiutare il proprio business, in modo da accrescere non solo competenze, ma anche il proprio bacino di utenza.
Quello a cui ho spesso assistito invece è stato il solito palese snobismo insito nell’Italian’s modus operandi. Ovvero. Se non sei abbastanza “figo” e non sei già “famoso” all’interno della community non ci penso nemmeno a farti io da apripista. E finisce sempre che, nella rete delle reti, siano sempre quei tre o quattro nomi a girare su tutte le bacheche, su tutti i social e su tutte le riviste. Perché entra in gioco quell’odiosissimo e bieco pensiero nostrano che se tu pimpi un nome di per sè già noto, di riflesso ti becchi anche tu la tua fetta di notorietà. Cosa in realtà falsa. In quanto non fai altro che accrescere il bacino di chi famoso lo è già, contribuendo soltanto a potenziare la sua clack.
Nella mia esperienza ho visto invece micro business decollare grazie ad un modo di fare rete sincero e schietto. Dove tutte le persone coinvolte davano una mano anche all’ultimo arrivato, e questa è la mia idea di fare rete, dal business alla vita di tutti i giorni. Ti serve una mano? Tieni prendila, io te la sto offrendo, e spero che tu sarai li a stringerla ed a contraccambiare spassionatamente. Vogliamo fare rete seriamente? Allora questa è la mia idea: Aiuta la tua community a crescere, e la community aiuterà te, ma prima spogliati dei pregiudizi ed agisci nell’interesse dell’altro prima che del tuo.

Ho disegnato questa infografica a mano pensando proprio a questa cosa. Come nell’esempio qui sopra, può capitare che la mia amica Carla, che fa gioielli in swarowski e perle con vetro di bohemia metta la foto di una sua creazione su Facebook con il link di rimando al suo negozio Etsy appena aperto. So che vorrebbe cominciare a venderne qualcuna ed in effetti con la scelta di aprire un negozio online ci sta già provando. Il problema è che quel messaggio su Facebook, se non viene raccolto nemmeno dai suoi amici rischia di rimanere una goccia in mezzo al mare. Poniamo pure il caso che a te non piacciano le cose che Carla crea, anche sforzandoti non incontrano proprio il tuo gusto. Però se ci pensi bene, Carla fa la stessa cosa che stai cercando di fare tu con il tuo micro business: Cerca di farsi conoscere ed ha lanciato un sassolino in mezzo al mare. Tu sei il primo cerchio e da uno sappiamo che possono nascerne tanti. Magari quindi le cose che fa Carla non sono di tuo gradimento, ma magari tra le tue amicizie c’è qualcuno a cui i gioielli di Carla piacerebbero un sacco, tanto da comprarli oppure raccomandarli ad altri. Ed ecco che Carla pian piano, con il passa parola e di bacheca in bacheca può avviare il suo micro business. E poi appunto chiediti se a te non farebbe piacere vedere pubblicate sulle bacheche dei tuoi amici le cose che fai con tanto amore e dedizione, e vorresti vedere ogni tanto anche le tue di creazioni in giro per le bacheche dei tuoi amici e non solo quelle quattro stellate della rete delle reti. Ci proviamo? Vogliamo creare una rete che funzioni davvero e che non sia popolata da snob e dispensa moine? Lancio questa sfida su Instangram, Facebook e Twitter con il tag #fareretedavvero e #ilmiomicrobusiness. Farò in modo di seguirti e “pimparti” anche sulla pagina Facebook dedicata e mi aspetto che tu faccia lo stesso con quelli che useranno lo stesso tag, ho creato allo scopo anche un gruppo chiuso sul quale creare la nostra community. Per micro business intendo tutto ciò che spazia dall’handmade, all’artigianato, all’arte ed alla cultura, quindi se dipingi o vuoi scrivere libri e romanzi per me va bene comunque, l’importante è che tu abbia intenzione di fare parte della rete attivamente, di attingere ma anche dare, indistintamente senza ipocrisia. That’s all e spero che questo seme faccia crescere presto un albero con milioni di foglie rivolte verso l’alto… e sempre più su.

Partiamo?

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LIBRI: AMICI CHE NON TRADISCONO MAI

Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.

— J. D. Salinger

Negli ultimi anni lo ammetto, ho letto davvero poco. Quella della lettura è stata una sanissima abitudine, peraltro di famiglia, cominciata fin dall’infanzia. I miei primi libri li ho ricevuti in regalo da mio padre il giorno del mio settimo compleanno. Tre bellissimi volumi rilegati ed illustrati: Pinocchio, Anna dai capelli rossi e Remì. Seguirono altri e tra tutti ricordo con molta nostalgia il libro delle avventure marachellesche di Giamburrasca ed Il Libro Cuore.

Oggi come oggi l’età di sette anni potrebbe sembrare tardi per iniziare ad appassionarsi ai libri, basti pensare che a mio figlio ho regalato i suoi primi libretti dal compimento di un anno di età; a quasi sei anni ha già una nutrita libreria dove non mancano la scienza, la geografia e storia naturale, oltre alle favole di Sepùlveda, i grandi illustrati classici, come i racconti di Betrix Potter, ed un po’ più moderni come quelli di Nicoletta Costa. Non stupisce quindi che mio figlio, come molti altri bimbi della sua età, sappia già leggere le parole corte, e scriverne alcune già da molto prima che inizi la scuola primaria, che ormai è alle porte.
Ma io ero figlia dei primi anni ’70 e quindi eravamo in piena crisi economica, e ricordo quanto lavoro duro e quanti sacrifici hanno fatto i miei genitori per non farmi mai mancare nulla, quei libri per me erano un vero tesoro. E più delle bambole i libri sono diventati i miei amici di sempre.

Da allora comunque ho sempre letto. Durante la pre-adolescenza mi sono appassionata ai libri game e ne ho letti davvero moltissimi; ho avuto la fortuna di essere approdata a Trieste all’età di 10 anni, dove l’arte e la cultura sono una priorità cittadina, musei, rigattieri e librerie fanno parte del tessuto di questo territorio così come i caffè storici. Chiara, una mia compagna di classe delle medie e vicina di casa, mi introdusse alla collana “Il Giallo dei Ragazzi” –  li trovavo in una libreria antiquaria nella zona di città vecchia, da MISAN a soli 500 lire l’uno, e mi appassionai enormemente a tutta la serie degli Hardy Boys, I tre investigatori, oltre a quella di Nancy Drew; penso di averne collezionati almeno un centinaio, la mia paghetta settimanale allora se ne andava in libri e qualche rivista come Dolly e Cioè.  Più tardi ho avuto anche un momento di lettura dedicata ai romanzi rosa, Harmony la faceva da padrona con tutte le varie declinazioni, e per me che da bimbetta sfogliavo i fotoromanzi di mia nonna, come Sogno, Lancio e Grand Hotel, era un po’ come tornare a quelle grandi ed appassionate storie d’amore ma senza le figure.

Inoltre ho avuto la fortuna di abitare a pochi passi dalla Biblioteca Civica Attilio Hortis, dove ho passato gran parte della mia adolescenza, quando questa era ancora ospitata al primo e secondo piano nel palazzo museale dell’omonima piazza. E li ho cominciato a leggere libri più interessanti e sempre meno da “bambinetta”. Credo che il primo libro che presi in prestito fu “Il Diario di Anna Frank” e poi seguirono vari classici, tra cui Agatha Christie, Virginia Woolf, Alcott, Carrol, l’adorato E. M. Forster, Cassola, Pirandello, Sciascia, Bukowski e poi i romanzi di Patterson, Grisham, Banana Yoshimoto, Culicchia, Sandro Veronesi solo per dirne alcuni.

Dei libri mi è sempre piaciuto tutto. L’odore, il fruscio che producono girando le pagine che “suonano” diversamente a seconda del tipo di carta con cui è stato fatto.

Ho letto incessantemente fino all’età di circa 27 anni. Poi il graduale ingresso nel mondo del lavoro,  l’abbandono della casa genitoriale, le nuove tecnologie, i vari grattacapi che in genere segnano il passo della vita da “adulta” mi ha fatto mettere da parte i libri. Anche se in tutti questi anni ho continuato a comprarne qualcuno di tanto in tanto, magari non più romanzi, ma piuttosto volumi tecnici o saggistica. Infatti dopo i 30 anni ho cominciato a voler saperne di più sui temi crudi e “veritieri”, ed è stato il tempo delle biografie da Maria Callas, Audrey Hepburn a Jenna Jameson, dei “Giri di Giostra” insieme a Terzani e questioni di Leadership conGiuliani.

Da quando è nato mio figlio però ho praticamente chiuso i libri, ne ho comprati ancora molti, su come fare la mamma, su come fare le pappe, di cucina e tantissimi manuali tecnici, ma poi non ho mai avuto il tempo nemmeno di sfogliarli.

Da un anno e mezzo invece ho ripreso seriamente a leggere. Mio figlio è più grande ora e quindi mi impegna “fisicamente” meno, la sera quindi sono più propensa alla lettura. E poi grazie al Kindle colleziono testi come si fa con le figurine. Attualmente sono più orientata all’introspezione ed alla conoscenza del Sé, chi mi segue su Instagram sa che sto leggendo un libro favoloso di Clarissa Pinkola Estés – Donne che corrono coi Lupi – sono ad un quinto del libro ed ho già ritrovato me stessa in ogni singola pagina. Ho riletto con piacere il libro di Susannah Conway di recente – This I Know – seguito da – Tutto Ciò che conta – di Oprah Winfrey, che hanno aperto le porte ad una me tutta nuova. Più calma, meno esigente con se stessa e un po’ meno con gli altri, più fatalista e con meno (dico meno, non ancora priva) di paure.

La ricerca continua, i libri, come i quotidiani, non finiscono mai, uno è diverso dall’altro e possono arricchire, incuriosire, migliorare divertire, entusiasmare, amareggiare, istruire, far pensare e molto altro… E trovo davvero triste che in molti individui questa curiosità verso i libri non esista.

Si può essere colti sia avendo letto dieci libri che dieci volte lo stesso libro. Dovrebbero preoccuparsi solo coloro che di libri non ne leggono mai.

— Umberto Eco

Alla fine ho contato più o meno un centinaio di libri acquistati in questo ultimo risveglio. Acquistati, ma non tutti letti ovviamente. Ma sono li, che aspettano ed è probabile che la lista sia destinata ad allungarsi. Metto qui di seguito i prossimi 10 libri che stanno attendendo di essere letti sul comodino:

  • Eat, Pray, Love – Elizabeth Gilbert (in lingua originale);
  • Raya Yoga – il manuale completo di Yoga e Meditazione;
  • Il pranzo di Mosè – Simonetta Agnello Hornby;
  • La Ferocia – Nicola Lagioia (ultimo vincitore del Premio Strega- ed. 2015);
  • The Miracle of Morning Pages – Julia Cameron (in lingua originale);
  • La Via dell’Artista – Julia Cameron;
  • Little Women – Alcott (in lingua originale);
  • Alice in Wonderland – Carrol (in lingua originale);
  • Tra un atto e l’altro – Virginia Woolf;
  • Una stanza tutta per se – Virginia Woolf

Non è molto strano se poi… ad un certo punto riprenda anche la voglia di scrivere.

uno stralcio di un mio scritto è contenuto in questo volumetto edito da Einaudi Tascabili Stile Libero del 1998 - che per me ha significato molto, in quanto era il primo racconto che viaggiava verso una casa editrice -

uno stralcio di un mio scritto è contenuto in questo volumetto edito da Einaudi Tascabili Stile Libero del 1998 – che per me ha significato molto, in quanto era il primo racconto che viaggiava verso una casa editrice –

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La dura vita del Trendsetter

In tutti questi anni da Blogger una cosa mi ha sempre affascinata ed ancora oggi mi diverte ed appassiona e meraviglia.

Ho sempre avuto una certa curiosità per i trend che arrivano da oltre oceano, solitamente entro io stessa nel mood British ed Americano nel momento stesso in cui le cose accadono, forse perché navigo molto spesso in siti esteri e quindi capita che io stessa assorba un certo modo di sentire e di volere, tanto che a dirla tutta con sincerità, a volte mi senta un pesce fuor d’acqua nel mio paese perché qui le “Mode” arrivano con qualche anno di ritardo.

Ed insieme a me tutto il “popolo” dell’handmade figlio dell’Etsy della prima ora; non mi stupirebbe affatto che se anche tu sei una di quelle persone che bazzica spesso sulle piattaforme come Etsy, Dawanda e BigCartel ti riconosca, vero?

Ricordo quando ho cominciato a portare addosso il colore giallo ocra…. una marziana, 2 anni dopo in tutti i negozi il colore ocra era diventato un must.

Quando ho chiesto delle camicette con il collo alla peter pan… che??? una stagione dopo non trovavi più una camicia col collo normale.

Insomma… e così dicasi per gli hobby, per le tendenze craft, per l’arredamento ed il design.

E sono sicura che hai notato anche tu un ritorno alla moda ed al design degli anni ’50 nell’ultimo biennio. Complice sicuramente i telefilm come “Mad Man” e sono anni per altro che la SMEG ci propone le linee bombate ed i colori pastello per i frigoriferiMAI PIU’ SENZA al quale si è aggiunta tutta la linea di tostapane, sbattitore, spremiagrumi etc. etc. E poi c’è un ritorno alle cose più lente… al godersi la vita, una voglia di positività che mancava da parecchi anni… insomma gli anni ’50 hanno fatto sognare un po’ tutti, il boom economico, la ripresa del dopo guerra, le propagande di Hollywood… ed il sentimento del “tutto può accadere, basta volerlo” che diciamolo pure aiuta anche ai giorni nostri come spinta ad uscire dalla Crisi Economica (e non solo) che stiamo vivendo da diversi anni a questa parte.

Tornando a poco più di mezzo secolo fa, le donne sono state le vere protagoniste, si sono rimboccate le maniche e non erano più soltanto le tenutarie di forme tondeggianti che richiamavano il benessere,  era tutto un fiorire di eleganti e procaci segretarie sorridenti ed emancipate, gli uffici pullulavano di beltà astute, scaltre e competenti pronte a rivendicare il loro posto nel mondo che fino ad allora era stato soltanto “maschio“.

Ed è proprio di quegli anni l’oggetto del desiderio che in questi giorni affolla la mia mente, e che probabilmente affollerà anche la vostra tra qualche anno o mese, come oggi sta accadendo per la bicicletta, (per le strade del Nord Europa questa cosa è successa 3 anni fa), che però a me non ha preso, dal momento che sono troooppo pigra… (e considerando che Trieste è una città di salite e discese e quindi… “Trieste non xe per Bici” (leggi: Trieste non è adatta per i giri in bicicletta).

Insomma, succede che, grazie anche alla tendenza generale per le cose lente, per la qualità di vita più conscia e meno esasperata che sta per fortuna riaffiorando in superfice, mi sono re-innamorata della macchina da scrivere.

In particolare mi sono innamorata della Olivetti Lettera 22 – disegnata da Marcello Nizzoli e che vanta di essere conservata anche al MOMA come esempio di design innovativo, ma non schifo nemmeno la sorella Lettera 32 che ha i medesimi natali e qualche miglioria rispetto alla sorella del 1956, .

La Olivetti in quegli anni era davvero un’azienda all’avanguardia ed io probabilmente sto diventando sapiente, te ne accorgi nel momento in cui rivedi in te gli atteggiamenti che rendevano tua nonna “nonna”… (Quant’era bello Raf Vallone! e vedere insieme a lei uno dei suoi film preferiti “L’uomo Lupo” del 41 con Bela Lugosi, tutto in bianco e nero che a te non faceva paura, ma che a lei la faceva tremare per tutte le superstizioni o direi oggi la sapienza che si portava dietro).

Ed infatti è proprio oggi che riesco ad apprezzare la mia vecchia macchina da scrivere con la quale ho scritto tante lettere, ho fatto tanti esercizi di scuola e scritto alcune belle poesie che mi trovo ad apprezzare ancora oggi nonostante allora fossi poco più che quindicenne.

La mia mission per questa settimana è andare in cantina a casa dei miei e tirare fuori i vecchi quaderni pieni di scritti e ripristinare la mia vecchia macchina da scrivere.

 

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Imparare a Volare

La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso.

— Albert Einstein

Ed è proprio grazie a questa inconsapevole consapevolezza che molti, anche nella vita di tutti i giorni, ci provano e ce la fanno.

Il sogno e la perseveranza sono la risposta di sempre.  Seguire le proprie aspirazioni, divertendosi, senza pensare troppo al fatto che quello che facciamo possa piacere o non piacere, evitare il giudizio o proprio pregiudizio che è sempre quello che poi affossa i nostri sogni e veri desideri.

Io ho deciso di provare a volare, di respingere i demoni nella mia testa che dicono “ma non hai studiato per fare questo” “ma a chi vuoi che piaccia questa cosa…” ed ho invece cambiato atteggiamento ed invece di mettere via il materiale ho cominciato a tirare fuori i miei pensieri, di trasmetterli alla mano e trasferirli sulla carta. E questo è. E questo faccio e mi diverto e mi rilasso.

I sogni si avverano sai
quando senti che è dentro di te
e per questo scoprirai che talento hai
e capirai che tutto è possibile
e che sei speciale…

— dalla sigla del cartone animato “Littlest pet shop”

E mentre sono li a lavorare con matite e pennelli lascio andare la fantasia, e mentre l’acqua nel bicchiere si colora, i pensieri scemano tramutandosi in fluidi movimenti sulla carta e la produzione delle mie ACEO sta crescendo giorno dopo giorno e sono affezionata ad ognuna di esse, perché rappresentano cose o situazioni che mi danno gioia.

Se anche tu hai un sogno nel cassetto, il mio invito oggi è quello a PROVARCI. Magari cadrai, magari inciamperai, magari ci vorrà del tempo, magari anche tanto tempo… ma prima o poi, come proprio il calabrone inizia a volare, così anche TU, e magari anche IO, riusciremo a realizzare il sogno.

A presto, xoxo, Giusy

 

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100 cose di me

Prendo spunto dalla cara mitica Susannah Conway per questo esercizio un po’ mindfulness e che serve a connettersi con il nostro vero io. Di seguito il mio brain stream sulle 100 cose che mi fanno stare bene, che mi appartengono e sento mie nel profondo. Il segreto è farlo di getto, senza starci a pensare troppo. Potresti scoprire cose di te che magari davi per scontate ma che in realtà non lo sono e poi potrebbe farti avvicinare al cercare queste cose nel quotidiano per ricavarne benessere e consapevolezza e potrebbe magari portarti ad eliminare qualcosa che invece ti tiene lontano e ti zavorra dall’essere chi vuoi essere.

partiamo:

Caffè, tea, lavanda, yogurt, semi di lino, tazze, basilico, tarocchi, consapevolezza, colori, geranio, rosmarino, ranuncoli, blue, luna, coccinelle, internet, mare, notebooks, libri, aquila, volpe, sandali, mary jane, yoga, spiritualità, gentilezza, scrivere, dipingere, disegnare, ballare, doccia, mangiare, vino, hidragena, finestre, architettura, fotografia, sguardi, mani, viaggiare, libellula, scoiattoli, pigne, alberi, sorrisi di bimbi, manualità, shopping, profumo del pane appena sfornato, il sole tra i rami e le foglie, panni stesi, l’odore della terra dopo la pioggia, volo d’anatre, rondini, infradito, righe, quadretti vichy, blue deft, gonne a ruota, rockabilly, swing, musica, lego, greese, pesche, ciliegie, amiche, innamorarsi, sensualità, candele, cenare all’aperto, lingerie, Sophia Loren, creare, eleganza, cultura, musei, librerie, cartoleria, fare a maglia, origami, profumo di pulito, collane di perline, pietre magiche, vecchi merletti, stare nuda sul letto, guardare un film sul divano con mio figlio, psicanalisi, credere, panna, gli abbracci, limone, il vento caldo dell’estate, semplicità, i vecchi film, la nobiltà, cavigliera, gonne lunghe ed ampie, Liberty, grembiuli, arcobaleno. 

Ovviamente non saranno le mie eterne 100 cose, in questo particolare momento lo sono. E vederle scritte mi ha fatto ragionare su una cosa che forse sapevo già: Sono una Romantica con una completa magica visione della vita…. E che il mio percorso potrebbe essere disseminato da fate, gnomi e creature del bosco. 

Till next time… Xoxo, Giusy

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Siamo fatti d’aria e pensieri

Un altro mese ha fatto il suo corso ed io l’ho passato a giocare con mio figlio nel tempo libero ed a leggere, scrivere, disegnare, dipingere e fare castelli in aria.

Mi sono accorta che spesso siamo mossi da pensieri che ci ancorano senza lasciarci muovere liberamente… Siamo fatti d’aria e pensieri. Quando poi lasci andare i pensieri sei più libera di muoverti e diventi leggera proprio come un palloncino.

Questo mese ho deciso di liberarmi dai pensieri. Di muovermi lasciando lavorare solo l’istinto, a volte c’era da aggiustare il tiro ovviamente, non sempre l’istinto muove nella direzione giusta, ma basta tirare la vela ed il vento ti riporta a navigare seguendo la corrente maestra. 

Ed alla fine di questo percorso mi sono ritrovata con un nuovo progetto che sta prendendo forma ed quadro nuovo da appendere a quella parete vuota che aveva bisogno di colore.

Lover's Dance by Bubiknits

Lover’s Dance by Bubiknits

Per quel che resta di questa torrida estate voglio pensarmi a fare bolle di sapone, anelo la pigrizia assoluta che mi coglierà prepotentemente durante le ferie tra una settimana.

till next time…xoxo Giusy

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